lunedì 11 maggio 2009

Angeli e Demoni difficoltà dalla chiesa romana


Chiunque tema di sentirsi offeso da Angeli e demoni non vada a vederlo. Anche per me ci sono film offensivi, non vedo le storie di tortura come la serie "Saw"». È la reazione di Tom Hanks alle proteste di personalità cattoliche, tra le quali il vescovo di Potenza Antonio Rosario Mennone, anni 103, contro il film di Ron Howard dal bestseller di Dan Brown, presentato ieri a Roma in prima mondiale alla stampa internazionale. La Sony, che distribuisce Angeli e demoni - in Italia dal 13 maggio in 800 copie e nel resto del mondo dal 15 - ha scelto Roma per l' evento perché il film è stato girato qui. Almeno in parte, visto che, ricorda Ron Howard, «dopo i primi giorni di riprese ci hanno negato molte location. Non mi aspettavo una collaborazione né di girare nelle chiese o nella Cappella Sistina, ma non credevo che l' influenza del Vaticano fosse così forte da impedirci di girare anche in luoghi esterni. Abbiamo risolto altrimenti, la frustrazione è che volevamo mostrare il film ad alcuni prelati, ma non hanno accettato. Lo criticano senza averlo visto». Del resto, secondo il regista, « Angeli e demoni non è anticattolico, è solo un thriller pieno d' azionee di tensione.È la prima volta che faccio un sequel, ma non potevo rifiutare un film in cui si intreccia l' antimateria con l' elezione di un Papa. Il Codice da Vinci era più fedele al libro, aveva un ritmo più pacato e il tema era più provocatorio nei confronti della Chiesa. Però quando parlo con i preti off records tutti ammettono che né il libro né il film hanno influito sulla fede dei credenti». Se pure San Pietro e quasi tutti gli interni sono stati ricostruiti a Hollywood, Roma in Angeli e demoni c' è, anzi il film è un grandioso spot per la città, dove il professor Robert Langdon (Hanks) è chiamato ad interpretare i segni dell' antica setta degli Illuminati, che hanno rapito i quattro cardinali papabili e minacciano la distruzione della città con l' antimateria rubata al Cern in Svizzera. Nel cast internazionale ci sono l' israeliana Ayelet Zurer (un scienziata), l' inglese Ewan McGregor (il Camerlengo), lo svedese Stellan Skarsgaard (capo della guardia svizzera), il tedesco Armin Mueller-Stahl (cardinale). Per l' Italia, oltre al prelato interpretato da Cosimo Fusco, c' è Pierfrancesco Favino, l' ispettore Olivetti che accompagna Langdon nella frenetica ricerca di risolvere il mistero dei segni. Tom Hanks conosceva Roma da turista, «ma stavolta ci sono rimasto quattro mesi e, girando tra chiese e monumenti, ho capito il potere del Vaticano, che non è solo una città di governo, ma una corporazione multinazionale con tanto di business, una specie di Toshiba». L' attore capisce «il fascino del mistero della Chiesa, della ritualità del Concilio, dei costumi dei cardinali. Ogni categoria ha i suoi costumi, a Washington i politici si vestono tutti nello stesso modo. E quando lavoravo come bellboy dovevo portare la giacca uguale a quella degli altri ragazzi». Figlio di «genitori che hanno divorziato più volte, ho vissuto in famiglie di varie religioni, tutte con la certezza assoluta della verità: per questo non riesco ad affidarmi a nessuna. Ma rispetto chi crede, mia moglie è grecoortodossa e i miei due figli sono battezzati», dice l' attore. Che è anche regista e produttore. «Non volevo stare alla mercè del telefono in attesa di un ruolo e ho cominciato a scrivere storie e sviluppare progetti. Adesso non sono più un uomo da affittare, ho una mia attività creativa». Attore da Oscar, Tom Hanks è anche una persona simpatica, ironica, generosa, lodato oltre che da Howard - «Con lui c' è un legame di complicità, da compagni di stanza al college» - da tutti quelli del cast. Senza difetti? «Da bambino rubavo la marmellata, finché mi hanno scoperto. A parte gli scherzi, non sono perfetto,è solo che evito di dire verità sgradevoli. E mi diverto a rispettare le regole: nel lavoro e nella vita». Le regole sono quelle di un democratico, convinto sostenitore di Obama. «I suoi cento giorni di governo sono niente rispetto ai problemi da risolvere. I presidenti in genere arrivano alla Casa Bianca e cominciano a realizzare il loro programma, nessuno si è trovato come Obama, costretto ad occuparsi di tante crisi dolorose e difficili. Per giudicare Obama e il suo programma dobbiamo aspettare». - MARIA PIA FUSCO Repubblica

martedì 5 maggio 2009

A Cannes il film shock di Von Trier


Antichrist è un film che ho scritto di getto, di istinto, senza troppe analisi". Lars von Trier festeggia 25 anni di cinema e racconta del suo ultimo film, Antichrist appunto, in concorso al Festival di Cannes e in uscita il 22 maggio in Italia (distribuito da K Films). Del film finora si sono viste alcune immagini e il trailer. Una è un'immagine degli unici due interpreti, Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg, che fanno l'amore sdraiati ai piedi di un grande albero, dai cui rami spuntano mani umane che li accarezzano, un'immagine impressionante. Il trailer è decisamente più tradizionale. "Se hai visto il trailer, in pratica hai visto tutto il film" dice Lars von Trier con una smorfia. La storia di Antichrist è semplice: un uomo e una donna si ritirano in un piccolo rifugio in una foresta a piangere la perdita del figlio e cercare di andare avanti con la loro vita.

Nella fase preparatoria lei ha visto moltissimi film dell'orrore giapponesi. Che impronta ha dato al suo film dopo averli visti?
"Alcuni dei film giapponesi dell'orrore che ho visto erano molto piacevoli e ben fatti. Per esempio "The ring". Ma non mi hanno influenzato direttamente. Sono pervenuto ormai a una mia versione personale dell'horror: di rado un film resta nel solco del genere al quale appartiene dopo essere passato per le mie mani. Se parto col voler fare un film horror, poi magari finisco col fare qualcosa di ancora più estremo. Come qui".

Il film riflette qualcosa della sua vita personale?
"No, non proprio. Antichrist si ispira molto a Strindberg. Ma anche Dante mi è stato di grande ispirazione. Del resto, chi non ne è stato influenzato? Il film oltre a varie tematiche, affronta anche quella di un personaggio in terapia, quindi qualcosa che io ho vissuto direttamente".

Il film ha due soli protagonisti: una novità per il suo cinema.
"È stato stimolante fare una cosa completamente nuova. Uno pensa che un film così sia destinato a essere noioso, ma mi auguro che non lo sia affatto. Se però giro due volte la stessa tipologia di film di sicuro mi annoio io. E per evitare di annoiarmi mi piace sperimentare, cimentarmi sempre in qualcosa di nuovo. Vado dove mi porta la passione".

Perché ha scelto Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg?
"È stato magnifico lavorare con entrambi. Charlotte è una persona molto riservata. È arrivata tardi in questa produzione, e penso che parte del problema che abbiamo incontrato nel trovare un'attrice davvero interessata al progetto dipende dalla natura in qualche modo pornografica del film. Diciamolo: non è un film per tutti. Immagino che sia questa la ragione per la quale molte attrici alla fine rifiutavano la parte. Willem Defoe è stato anche lui eccezionale con tutte le sfide che ha dovuto affrontare".

Da dove nasce il titolo "Antichrist"?
"È un titolo ben azzeccato. È difficile spiegare per quale motivo il film si intitoli proprio così. Sono sicuro che scoprirò che gli spettatori trarranno conclusioni diversissime in merito".

Nel film pare che non si parli espressamente di religione, ma qual è la sua posizione sull'argomento?
"Sono sempre più convinto che la religione sia soltanto un mucchio di idiozie. Mi sembra qualcosa che alcuni hanno inventato per far sì che tutti gli altri si comportassero in un certo modo. La religione è un insieme di leggi create dagli uomini, che non hanno nulla di divino. Forse nel mondo c'è qualcosa di divino - non mi sento di escluderlo - ma tenendo presente che sono un democratico, è difficile poi scegliere una religione rispetto a un'altra. Quale si dovrebbe scegliere? Le sembra giusto che chi abita in un dato continente debba essere salvato e gli altri popoli debbano essere destinati a un'eterna condanna?".

Ha detto di essere entrato in terapia. Perché?
"Tre anni fa ho sofferto di depressione per la prima volta in vita mia. Con questo film ho cercato di reagire, di riprendermi rispetto a quando me ne stavo sdraiato a letto a fissare il muro per giorni. L'ho fatto per due mesi, ininterrottamente, senza avere l'energia di fare altro. È stata un'esperienza molto difficile. A quel punto non immaginavo nemmeno di poter tornare a fare un altro film. Ciò significa che per Antichrist non è che io abbia lavorato proprio a pieno regime. I medici mi hanno detto che occorre proseguire le terapie farmacologiche fino a cinque anni dopo la fine della depressione".

Ha idea del perché è caduto in depressione?
"Nessuno sa di preciso per quali motivi si cada in depressione, ma io ho una mia teoria. Sono anni che combatto contro alcune fobie e credo che quando le fobie diventano intollerabili, il corpo cerchi in un certo senso di prendersi una pausa, e in questa situazione si cade in depressione. L'intensità della depressione può variare, e alcune persone vogliono gettarsi giù da un ponte. Ma nel mio caso non è stato così. Anche se forse alcuni critici cinematografici l'hanno sperato".

Cosa si aspetta dal festival di Cannes?
"Andare a Cannes è sempre un investimento... Così posso finanziare il mio prossimo film".

(Copyright Ifa-La Repubblica - Traduzione di Anna Bissanti)

(5 maggio 2009)

martedì 21 aprile 2009

Focaccia Blues


Un film di Nico Cirasola. Con Dante Marmone, Luca Cirasola, Tiziana Schiavarelli, Renzo Arbore, Lino Banfi.
«continua

Commedia, - Italia 2009. data uscita 17/04/2009.
Attorno alla vera storia della "focaccia che si mangiò l'hamburger", ovvero l'impresa di un forno di Altamura che nel 2002 fece chiudere un McDonald's a suon di pizza, pane e focacce, lievitano tante vicende parallele. In costante disequilibrio tra finzione e realtà, assistiamo al resoconto delle tante anime altamurane protagoniste e testimoni della vicenda, al viaggio in America del giornalista Onofrio Pepe, intento ad esportare la focaccia pugliese nella culla del fast food, alla fiaba romantica di un fruttivendolo innamorato e della bella del paese sedotta da uno straniero alla guida di una sgargiante Corvette gialla. All'interno di queste cornici si innestano vari siparietti comico-nostalgici animati da Renzo Arbore e Lino Banfi o da ospiti d'eccezione come Nichi Vendola e Michele Placido.
Al secondo blues della sua carriera (dopo Albània Blues), il regista Nico Cirasola adatta il mood nostalgico e "sudista" dei canti dei neri d'America ad un conviviale contrappunto tra fantasia e documentario. I vari percorsi narrativi del film sono infatti altrettante gradazioni tra il vero e il falso: in mezzo al rigoroso stile documentaristico delle testimonianze degli altamurani (questori e carabinieri compresi) e all'operetta morale che ci accompagna al ritmo di tarantella in una Murgia a tinte forti, stanno infatti la surreale impresa "più vera della finzione" di Onofrio Pepe fra i fast food di New York e l'università dell'hamburger di Chicago, e le schermaglie comiche "più false della realtà" di Banfi e Arbore nella parte di loro stessi.
Richiamando alla mente, sempre con un prospettiva umoristica, sia i "profils paysans" di Raymond Depardon che la "realtà fantasticata" di Sergio Citti, e lavorando molto di improvvisazione e spontaneità, Cirasola riesce così a costruire un'opera sfaccettata, eterogenea e aritmica nell'intreccio, eppure straordinariamente genuina e omogenea nella forma. Anche da un punto di vista estetico, sfruttando un'interessante combinazione di formato digitale in alta definizione con ottiche da cinepresa 35mm, Focaccia Blues è un tentativo di amalgamare discorsi apparentemente oppositivi. Non c'è solo la focaccia che si mangia l'hamburger o il documentario che invade la finzione, ma anche il locale che soppianta il globale e la tradizione che vince sull'omologazione, in un trionfo di concetti nati da parole che si mangiano l'una con l'altra, o meglio, che scivolano l'una sull'altra ("glocalizzazione", "slow food" "docu-fiction").
Nel tentativo di essere opera sincretica e "antifonale", il film di Cirasola probabilmente manca di un'ottica realmente global e in alcuni momenti il suo elogio della tradizione e della semplicità tende quasi al lirismo arcadico. Eppure, soprattutto come docu-fiction, genere ancora altamente sperimentale soprattutto nel nostro paese, l'impasto di Cirasola è un composto di vari ingredienti gustoso e assolutamente non indigesto, semplice nell’ideologia ma tutt’altro che pedestre nel linguaggio.

Sky cancella "Shooting Silvio", è polemica


MILANO - Sky cancella la replica di «Shooting Silvio», il film del giovane regista abruzzese Berardo Carboni che racconta di un giovane scrittore di norme Kurtz che decide di uccidere Silvio Berlusconi. Il lungometraggio era stato mandato in onda in prima visione televisiva dall’emittente satellitare di Murdoch la sera di Pasquetta in prime time suscitando la reazione indignata del Pdl che ha definito il film come «un inno alla violenza».

PALINSESTO MODIFICATO - Nel palinsesto dell’emittente satellitare erano previste altre repliche, una lunedì pomeriggio alle 17 e l’altra il 25 aprile. La contestata pellicola tuttavia non è andata in onda: al suo posto un film americano di cui Sky non fornisce il titolo nel tradizionale sottopancia. Shiacciando il tasto del telecomando «i», quello che fa comparire in sovraimpressione una breve descrizione di quello che sta andando in onda, compariva il titolo della «vecchia» programmazione che prevedeva appunto «Shooting Silvio». Segno, probabilmente, che la modifica di palinsesto è stata decisa all'ultimo momento.

«VITA: PERCHE' IL CAMBIO?» - La decisione è stata commentata a breve distanza dal cambio di programma dal senatore del Pd, Vincenzo Vita, che è anche membro della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai: «Come mai Sky ha cancellato le repliche di "Shooting Silvio" - si chiede -? Forse l’onda lunga della richiesta della destra è arrivata a buon fine?».

IL REGISTA: «SONO ALLIBITO» - Non se la sente di parlare di censura, ma per Berardo Carboni, autore della pellicola, la cancellazione dal palinsesto è «un fatto grave»". Il regista si dice «allibito» per quanto accaduto: «Non è una censura perché è una scelta libera di Sky ma è il segno di un potere immanente. Sono allibito e preoccupato se questo potere tocca anche Sky che è stata l’unica tv che negli ultimi anni ha dato visibilità a registi giovani e indipendenti e, insieme al Ministero della Cultura, ha di fatto consentito la sopravvivenza del cinema giovane». Nonostante ciò, il giovane regista si dice "ottimista": "Quanto accaduto dimostra che esiste un controllo ampio e diffuso" dell’informazione e della televisione "e che spesso non si fanno delle cose perché si ha paura. Io non rifarei "Shooting Silvio" ora, ma sono orgoglioso di averlo fatto allora e spero di riuscire a fare ancora. Anzi, ne sono convinto: io riesco a esprimermi. Credo in un futuro di libertà». Ciò che tuttavia lo lascia più "allibito", spiega Carboni, è il fatto che «il film sia stato bloccato non per quello di cui tratta ma perché non era opportuno mandarlo in onda in questi momenti delicati dopo il terremoto in Abruzzo. Ma io mi chiedo: in un paese in cui vanno in onda solo reality e spazzatura come ’La Fattoria’ che non aiutano certo a pensare ma educano una generazione di tronisti, è di cattivo gusto solo un film come il mio che invece invita alla riflessione?».
Fonte il Corriere Della Sera

venerdì 3 aprile 2009

I segreti di Guantanamo


"INSIDE: GUANTANAMO" sarà trasmesso il 5 aprile alle 21 su National Geographic Channel (canale 402 di Sky), tre settimane in un carcere di massima sicurezza che si trova a Cuba. Il documentario del National Geographic tradotto in 34 lingue svelerà i segreti di questo "famoso braccio di ferro".
Il presidente degli U.S.A. ha previsto la chiusura del carcere di Guantanamo entro il 2010, ed è per questo che il National Geografich in "opera di una memoria storica" entra con le sue telecamere all'interno del carcere.
Charles Swift, ex ufficiale di Marina e difensore di Salim Ahmed Hamdan, afgano rinchiuso sull'isola perché indicato come l'autista di Bin Laden: "Guantanamo è stata e resta lo specchio di quel che è stata l'America in questi anni". La Corte Suprema ha chiesto che non se ne cancelli la traccia, perché futura "body of evidence", prova processuale nei giudizi civili o penali a chi ne dovesse essere chiamato a rispondere come responsabile. "X-Ray", il primo campo da cui tutto cominciò nel gennaio del 2002, è dunque oggi una distesa di gabbie abbandonate, infestate dalla gramigna. Un monumento silente all'inizio di quella Storia. I bracci di acciaio e cemento dove oggi restano 240 prigionieri e che di quella Storia sono l'approdo, un monumento lo saranno presto. Anche se di loro, con la memoria di chi li ha abitati, resteranno ora due ore di immagini.

giovedì 2 aprile 2009

OroNero

Presentato a Matera Oronero
per promuovere la Basilicata


MATERA - Un film «per promuovere la Basilicata e le sue risorse», a cominciare da quelle turistiche: con questo obiettivo, il regista Geo Coretti ha presentato oggi a Matera, ai giornalisti, il film Oronero, prodotto da Bluvideo. Il lavoro sarà programmato per 10 giorni prima di essere proiettato in altre città e sarà accompagnato il 3 aprile, data di presentazione al pubblico, da iniziative promozionali come la distribuzione di uova di cioccolato per i bambini e dalla presenza della banda musicale di Salandra (Matera). Per l'occasione saranno presenti attori e quanti hanno collaborato alla lavorazione del film, girato l’estate scorsa in diverse località del Materano. La pellicola ha una durata di cento minuti con musiche di Francesco Paolicelli. Protagonisti del film sono Maurizio Nicolosi, nei panni di un sacerdote “Don Cleto”, Maria Pia Autorino, investigatrice privata, e il materano Nando Irene nel ruolo del boss pugliese “Scannagatta”. Il film ruota intorno al tema del petrolio, l’oro nero, ai luoghi di ritrovamento, ai problemi, agli interessi, alle aspettative che desta tra i singoli e per il territorio. Nel cast anche i materani Giancarlo Fontana e Uccio Mastrosabato, alle prese con una eredità (l'oro nero) che li porta al centro di situazioni paradossali ed esilaranti.

Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 14 marzo 2009

Le mani sulla città 2



Siamo di nuovo alle solite... il governo propone un nuovo piano per l'edilizia in Italia. Molte persone si sono impegnate per fermare questa grave situazione, raccogliendo le firme per non far passare a legge quest'idea del governo.
Vi vorrei ricordare che il piano che stanno per adottare al governo Berlusconi è stato realizzato alla fine della seconda guerra mondiale, quando l'Italia si trovava in gravi crisi economica.
Molti autori cinematografici hanno descritto questa realtà facendoci capire quali sono state le conseguenze di questo progetto "anti-ambiente" e a favore della speculazione edilizia. Francesco Rosi è stato protagonista con il suo film "LE MANI SULLA CITTA' 1963 " descrivendo una Napoli nelle mani dei politici e degli ingenieri d'Italia, creando il fenomeno del "Sacco".
Vi allego un video tratto da yuotube del film di Francesco Rosi.
Buona visione il film è consigliatissimo.

venerdì 13 marzo 2009

La Storia di Antonio Passannante ora diventa un Film


Ciak a Matera: si gira un film su Passannante MATERA – Cominceranno a maggio in Basilicata le riprese del film, diretto da Sergio Corbucci, sull'anarchico lucano Antonio Passannante, che nel 1878, a Napoli, attentò alla vita del re d’Italia, Umberto I, ferendolo leggermente, e che fu detenuto a lungo in condizioni disumane. Lo ha annunciato l’assessore alla cultura della Provincia di Matera, Giuseppe Digilio, al termine di «Teatriamo», una rassegna dedicata al teatro emergente: «Corbucci – ha detto Digilio – girerà alcune scene anche in provincia di Matera, nei luoghi che furono teatro del brigantaggio. Il regista selezionerà alcuni dei 175 attori delle 13 compagnie locali che si sono esibite in 'Teatriamò». La vicenda di Passannante è stata rievocata anche dall’attore Ulderico Pesce, promotore di iniziative per ottenere il trasferimento in Basilicata, a Savoia di Lucania (Potenza), dei resti dell’anarchico. Nel paese lucano da anni si discute sul ritorno all’antico nome, Salvia, cambiato in Savoia di Lucania dopo l’attentato, come atto di riparazione verso la monarchia.

Gazzetta del Mezzogiorno

sabato 7 marzo 2009

Lancio Di Keplero, alla scoperta della "Terra"


La Nasa alla ricerca della nuova Terra

In orbita il telescopio cacciatore di pianeti extraterrestri. «Non cerchiamo Et, ma la casa dove potrebbe vivere»

In orbita Keplero

MILANO

- Per la ricerca di una nuova Terra attorno ad un'altra stella della nostra galassia Via Lattea forse è arrivato il momento tanto atteso. La Nasa ha lanciato con successo da Cape Canaveral «Keplero», il primo cacciatore spaziale di pianeti extraterrestri. È un corposo osservatorio alto cinque metri che nasconde al suo interno un telescopio di 1,4 metri di diametro capace di convogliare la luce cosmica su una camera con 95 milioni di pixel, la più potente mai lanciata. Il tutto è stato studiato appunto per scovare intorno a stelle simili al Sole nuovi pianeti della dimensione del nostro globo azzurro sistemati nella «zona abitabile», cioè alla giusta distanza dalla stella madre per consentire un equo flusso di energia in grado di alimentare la vita.

«Non speriamo di trovare Et — ha notato William Borucki del centro Ames della Nasa e coordinatore della missione — ma piuttosto la casa dove potrebbe vivere ». E questo sarebbe già un risultato straordinario. Ma l'impresa non sarà semplice. Finora con i telescopi terrestri a partire dal 1995 si è già rilevata la presenza intorno ad altre stelle della galassia di 340 pianeti. Però nella quasi totalità sono dei giganti gassosi come Giove. Di qualcuno roccioso ci sono solo indizi e per le immagini, finora solo il telescopio orbitale Hubble è riuscito di recente a cogliere una traccia che aiuta poco gli astronomi. Serviva proprio uno strumento concepito per l'ardua caccia e così la Nasa progettava Keplero investendo 600 milioni di dollari allo scopo di condurre il primo censimento dallo spazio di pianeti extrasolari. L'indagine riguarda solo una regione limitata della Via Lattea dove si possono scorgere le costellazioni del Cigno e della Lira, che hanno già attirato l'attenzione del cacciatori di pianeti. In questo territorio infatti hanno catturato da Terra quattro corpi «gioviani» che saranno utilizzati come campioni di riferimento per scovarne altri ma più piccoli.

Il metodo sarà sempre lo stesso: cogliere una variazione nella luminosità della stella quando il pianeta le transita davanti. Un altro metodo utilizzato da Terra con tutte le incertezze del tremolio atmosferico misura le anomalie nella posizione dell'astro causate dalla forza di gravità di un corpo che gli gira attorno. Per conquistare qualche risultato Keplero punterà per tre anni e mezzo il suo occhio sull'obiettivo scandagliando ogni mezz'ora centomila stelle. Le probabilità di cogliere un pianeta della nostra taglia su un'orbita come quella terrestre è dell'uno per cento. Se tutto andrà come ipotizzato dagli scienziati il risultato finale dovrebbe portare alla scoperta di alcune centinaia di nuove terre. «Se invece Keplero non le troverà — aggiunge Borucki — vuol dire che i pianeti come il nostro sono davvero rari nell'universo e noi siamo forse gli unici». «Quando volavo sullo shuttle — ricorda l'ex astronauta e astrofisico Umberto Guidoni — sognavo di poter viaggiare verso un altro pianeta. Ora Keplero porterà almeno il nostro occhio ».

Corriere.it Giovanni Caprara

giovedì 5 marzo 2009

Robin Williams - Problemi al cuore

Cancellati quattro show in florida

Robin Williams ricoverato in Florida

L'attore viene tenuto in osservazione: ha avuto problemi di respirazione


NEW YORK - Problemi di cuore e di respirazione per Robin Williams: secondo quanto riporta il Miami Herald l'attore è stato ricoverato in terapia intensiva in un ospedale di Miami. Williams, che aveva cancellato quattro show in Florida, viene tenuto in osservazione.


05 marzo 2009 Corriere della Sera

lunedì 2 marzo 2009

Nemico Pubblico N.1 - L'istinto di morte * * * *


Titolo originale L'Instinct de mort. Azione, durata 113 min. - Francia, Canada, Italia 2008. - Eagle Pictures data uscita 13/03/2009.
La storia vera e travolgente di Jacques Mesrine, il più famoso gangster della storia di Francia
Nemico pubblico n.1 inizia con l'uccisione, esecuzione, nel traffico parigino di Jacques Mesrine. Attorno alla sua figura, quella di un gangster mediatico, narcisista e violento, Richet costruisce un dittico concepito come due film autonomi, basato sull'autobiografia scritta in carcere dallo stesso Mesrine (che si legge mérin).
Tornato dalla guerra d'Algeria Mesrine rifiuta il lavoro proposto dal padre e inizia un'ascesa senza precedenti nella malavita locale, tra rapine e sparatorie. Malgrado le suppliche della moglie spagnola che gli darà tre figli, diventa, tra gli anni '60 e '70, il gangster più ricercato di Francia. Costretto all'esilio in Canada, sarà arrestato e fuggirà in modo rocambolesco da una delle prigioni più dure dello stato.
Il primo episodio, dalla messa in scena secca e nervosa, ha il pregio di rifarsi ai classici film d'azione degli anni '70 all'americana, con una costruzione dei personaggi credibile e una struttura narrativa avvincente. Un Vincent Cassel con parecchi chili in più si cala nel ruolo in maniera camaleontica: più che adeguato, Cassel pare l'attore necessario alla parte di Mesrine. Gérard Depardieu e Cècile de France supportano un film completamente incentrato su una persona. Nemico pubblico n.1 - L'istinto di morte è infatti un ritratto, più che un poliziesco, che cerca nelle azioni e nei comportamenti di Mesrine una risposta alla violenza, una denuncia alla società, o il punto esatto in cui il suo percorso è divenuto una strada senza uscita. Ma sembrano più tanti piccoli cambiamenti a portare gradualmente la vita di Mesrine verso il baratro.
Nemico pubblico è riuscito appunto perché non riesce a darci alcuna risposta. Senza mitizzarlo né demonizzarlo, Richet non nasconde una profonda fascinazione per il personaggio. E in un'adeguazione del punto di vista, il film, come lo spettatore, cerca di capire qualcosa di una persona che ha suscitato fiumi d'inchiostro oltre che di sangue. Mesrine però fugge sempre, dalle prigioni come dallo schermo.


MyMovie2009 Matteo Treleani